Il Casanova Gran Ball è uno degli eventi più attesi del Carnevale 2015 a Venezia. La festa avrà luogo a Palazzo Zeno  – Ca’ Zen la notte di San Valentino (prenota ora i tuoi biglietti qui) e per questo non poteva che essere intitolata alla leggendaria figura di Casanova, cara non solo a Venezia o all’Italia ma a tutta l’Europa. La storia della vita di questo grande personaggio si intrecciata con la storia dei costumi e dei tempi di Venezia, dell’Italia ma anche dell’Europa tutta. Ripercorrere le tappe che segnarono la sua turbolenta ed eccitante vita è anche un modo per parlare di Venezia e delle nostre tradizioni nell’Europa del ‘700.

Casanova Grand Ball Venice Carnival 2015

Casanova Grand Ball Venice Carnival 2015

In questo post vogliamo quindi condurti alla scoperta della persona di Casanova , del suo fascino e del perché sia ancora così famoso…o meglio, addirittura sinonimo stesso dell’amore passionale e intenso.

Giacomo Girolamo Casanova nacque a Venezia il 2 aprile 1975  in Calle della Commedia (ora Calle Malipiero), vicino alla chiesa di San Samuele dove fu battezzato. Il padre era Gaetano Casanova, un attore e ballerino parmigiano con remote origini spagnole e la madre Zanetta Farussi, un’attrice veneziana. Ma la voce popolare lo considerava frutto di una relazione extraconiugale della madre con il nobile Michele Grimani.

Casanova

Casanova

Casanova, rimasto orfano di padre a soli otto anni ed essendo la madre costantemente in viaggio a causa della sua professione, fu allevato dalla nonna materna Marzia Baldissera in Farussi. Giacomo da bambino era cagionevole di salute e per questo motivo la nonna lo condusse da una fattucchiera che, eseguendo un complicato rituale, riuscì a guarirlo dai disturbi da cui era affetto. Dopo quell’esperienza infantile, l’interesse per le pratiche magiche lo accompagnerà per tutta la vita ma lui stesso era il primo a ridere della credulità che tanti manifestavano nei confronti dell’esoterismo. All’età di nove anni, fu mandato a Padova, dove rimase fino al termine degli studi. Nel 1737 si iscrisse all’università dove, come ricorda nelle Memorie, si laureò in diritto. Successivamente viaggiò a Corfù e a Costantinopoli.

Nel 1743 rientrò a Venezia e in quello stesso anno la nonna Marzia Baldissera morì. Con la morte della nonna, a cui era legatissimo, si chiuse un capitolo importante della sua vita: la madre decise di lasciare la bella e costosa casa in Calle della Commedia e di sistemare i figli in modo economicamente più sostenibile. Questo evento segnò profondamente Giacomo, togliendogli un importante punto di riferimento. Nello stesso anno fu rinchiuso, a causa della sua condotta piuttosto turbolenta, nel Forte di Sant’Andrea dalla fine di marzo alla fine di luglio. Più che l’applicazione di una pena, fu un avvertimento tendente a cercare di correggerne il carattere.

Messo in libertà, partì, grazie ai buoni uffici materni, per la Calabria, al seguito del vescovo di Martirano che si recava ad assumere la diocesi. Una volta giunto a destinazione, spaventato per le condizioni di povertà del luogo, chiese e ottenne congedo. Viaggiò a Napoli e a Roma, dove nel 1744 prese servizio presso il cardinal Acquaviva, ambasciatore della Spagna presso la Santa Sede. L’esperienza si concluse presto a causa della sua condotta imprudente: infatti aveva nascosto nel Palazzo di Spagna, residenza ufficiale del cardinale, una ragazza fuggita di casa.

Casanova di Federico Fellini

Casanova di Federico Fellini

Nel febbraio del 1744 arrivò ad Ancona, dove era già stato sette mesi prima. Durante il primo soggiorno nella città era stato costretto a passare la quarantena nel Lazzaretto dove aveva intessuto una relazione con una schiava greca, alloggiata nella camera superiore alla sua. Fu però durante il suo secondo soggiorno ad Ancona che Casanova ebbe una delle sue più strane avventure: si innamorò di un sedicente cantante castrato, Bellino, convinto che si trattasse in realtà di una donna. Fu solo dopo una corte serrata che Casanova riuscì a scoprire ciò che sperava: il castrato era in realtà una ragazza, Teresa, che, per sopravvivere dopo essere rimasta orfana, si faceva passare per un castrato in modo da poter cantare nei teatri dello Stato della Chiesa, dove era vietata la presenza di donne sul palcoscenico. Il nome di Teresa ricorre spesso nel testo dell’Histoire a testimonianza dei molti incontri avvenuti, negli anni, nelle capitali europee dove Teresa mieteva successi con le sue interpretazioni.

Ritornò quindi a Venezia e per un certo periodo si guadagnò da vivere suonando il violino nel teatro di San Samuele, di proprietà dei nobili Grimani che, alla morte del padre, avvenuta prematuramente (1733), avevano assunto ufficialmente la tutela del ragazzo, avvalorando la voce popolare secondo la quale uno dei Grimani, Michele, fosse il vero padre di Giacomo.

Heath Ledger

Heath Ledger nel film Casanova del 2005 girato a Venezia

Nel 1746 avvenne l’incontro con il patrizio veneziano Matteo Bragadin, che avrebbe migliorato sostanzialmente le sue condizioni. Colpito da un malore, il nobiluomo fu soccorso da Casanova e si convinse che, grazie a quel tempestivo intervento, aveva potuto salvarsi la vita. Di conseguenza prese a considerarlo quasi come un figlio, contribuendo, finché visse, al suo mantenimento. Nelle ore concitate in cui assisteva Bragadin, Casanova venne in contatto con i due più fraterni amici del senatore: Marco Barbaro e Marco Dandolo, anch’essi gli si affezionarono profondamente e, finché vissero, lo tennero sotto la loro protezione. La frequentazione con i nobili attirò l’interesse degli Inquisitori di Stato e Casanova, su consiglio di Bragadin, lasciò Venezia in attesa di tempi migliori.

Nel 1749 incontrò Henriette, che sarebbe stata forse il più grande amore della sua vita.

Nel giugno del 1750, a Lione, Casanova aderì alla Massoneria. Non sembra che la decisione fosse ascrivibile a inclinazioni ideologiche, ma piuttosto al pragmatico desiderio di procurarsi utili appoggi. Raggiunse qualche risultato, infatti molti personaggi incontrati nel corso della sua vita, come Mozart e Franklin erano certamente massoni e alcune facilitazioni ricevute in varie occasioni sembrerebbero dovute ai benefici derivanti dal far parte di un’organizzazione ben radicata in quasi tutti i paesi europei. Nello stesso periodo si recò a Parigi dove imparò il francese, che sarebbe divenuto la sua lingua letteraria oltre che, in molti casi, epistolare.

Ritornato a Venezia dopo il lungo soggiorno parigino e altri viaggi a Dresda, Praga e Vienna, nella notte tra il 25 e il 26 luglio 1755, fu arrestato e ristretto nei Piombi. Come d’uso all’epoca, al condannato non venne notificato il capo d’accusa, né la durata della detenzione cui era stato condannato. Ciò, come in seguito scrisse, si rivelò dannoso, poiché se avesse saputo che la pena era di durata tutto sommato sopportabile, si sarebbe ben guardato dall’affrontare il rischio mortale dell’evasione e soprattutto il pericolo della possibile successiva eliminazione da parte degli inquisitori i quali, spesso, arrivavano ad operare anche molto lontano dai confini della Repubblica. Questi magistrati erano l’espressione più evidente dell’arbitrarietà del potere oligarchico che governava Venezia. Erano insieme tribunale speciale e centrale di spionaggio.

Sui motivi reali dell’arresto si è discusso parecchio. Certo è che il comportamento di Casanova era tenuto d’occhio dagli inquisitori e rimangono molte riferte(rapporti delle spie al soldo degli Inquisitori) che ne descrivevano minutamente i comportamenti, soprattutto quelli considerati socialmente sconvenienti. In definitiva l’accusa era quella di “libertinaggio” compiuto con donne sposate, di spregio della religione, di circonvenzione di alcuni patrizi e in generale di un comportamento pericoloso per il buon nome e la stabilità del regime aristocratico. Di fatto, Casanova conduceva una vita alquanto disordinata ma né più né meno di tanti rampolli delle casate illustri: come questi giocava, barava e aveva anche delle idee abbastanza personali in materia di religione e, quel che è peggio, non ne faceva mistero.

Gli anni successivi furono un intenso continuo peregrinare per l’Europa. Si recò in Olanda, poi in Svizzera, dove incontrò Voltaire. In seguito in Italia, a Genova, Firenze e Roma. Qui viveva il fratello Giovanni, pittore, allievo di Mengs. Durante il soggiorno presso il fratello fu ricevuto dal papa Clemente XIII.

Nel 1762 ritornò a Parigi, dove riprese ad esercitare pratiche esoteriche insieme alla marchesa d’Urfé, fino a che quest’ultima, resasi conto di essere stata per anni presa in giro con l’illusione di rinascere giovane e bella per mezzo di pratiche magiche, troncò ogni rapporto con l’improvvisato stregone che, dopo poco tempo, lasciò Parigi, dove il clima che si era creato non gli era più favorevole, per Londra, dove fu presentato a corte.

Nella capitale inglese conobbe la funesta Charpillon, con cui cercò di intessere una relazione. In questa circostanza anche il grande seduttore mostrò il suo lato debole e questa scaltra ragazza lo portò fin sull’orlo del suicidio. Non che fosse un grande amore, ma evidentemente Casanova non poteva accettare di essere trattato con indifferenza da una ragazza qualsiasi.

L’anno successivo si recò a Mosca e in seguito incontrò l’imperatrice Caterina II, anche lei annessa alla straordinaria collezione di personaggi storici incontrati nel corso delle sue infinite peregrinazioni.

 

Si recò quindi in Spagna, ormai alla disperata ricerca di una qualche occupazione, ma anche qui non andò meglio: fu gettato in prigione con motivi pretestuosi e la faccenda durò più di un mese. Lasciò la Spagna e approdò in Provenza, dove però si ammalò gravemente (gennaio 1769).

Fu assistito grazie all’intervento della sua amata Henriette che, nel frattempo sposatasi e rimasta vedova, aveva conservato di lui un ottimo ricordo. Riprese presto il suo peregrinare, recandosi a Roma, Napoli, Bologna, Trieste. In questo periodo si infittirono i contatti con gli Inquisitori veneziani per ottenere l’agognata grazia, che finalmente giunse il 3 settembre 1774.

Dal ritorno a Venezia alla morte
Ritornato a Venezia dopo diciott’anni, Casanova riannodò le vecchie amicizie, peraltro mai sopite grazie ad un’intensissima attività epistolare. Per vivere, si propose agli Inquisitori come spia, proprio in favore di coloro che erano stati tanto decisi prima a condannarlo alla reclusione e poi a costringerlo a un lungo esilio. Le riferte di Casanova non furono mai particolarmente interessanti e la collaborazione si trascinò stancamente fino ad interrompersi per “scarso rendimento”. Probabilmente qualcosa in lui si opponeva ad esser causa di persecuzioni che, avendole provate in prima persona, conosceva bene.

Rimasto senza fonti di sostentamento, si dedicò all’attività di scrittore.

In questo stesso periodo iniziò una relazione con Francesca Buschini, una ragazza molto semplice e incolta che per anni avrebbe scritto a Casanova, dopo il suo secondo esilio da Venezia, delle lettere (ritrovate a Dux) di un’ingenuità e tenerezza commoventi, utilizzando un lessico molto influenzato dal dialetto veneziano, con evidenti tentativi di italianizzare il più possibile il testo. Questa fu l’ultima relazione importante di Casanova che rimase molto attaccato alla donna: anche quando ne fu irrimediabilmente lontano, rattristato profondamente dal crepuscolo della sua vita, teneva una fitta corrispondenza con Francesca, oltre a continuare a pagare, per anni, l’affitto della casa in Barbaria delle Tole, in cui avevano convissuto, inviandole, quando ne aveva la possibilità, lettere di cambio con discrete somme di denaro.

Negli anni successivi pubblicò altre opere e cercò di arrabattarsi come meglio poté. Ma il suo carattere impetuoso gli giocò un brutto scherzo: offeso platealmente in casa Grimani da un certo Carletti, col quale aveva questionato per motivi di denaro, si risentì perché il padrone di casa aveva preso le parti del Carletti. Decise a questo punto di vendicarsi componendo un libello, Né amori né donne, ovvero la stalla ripulita in cui, pur sotto un labile travestimento mitologico, facilmente svelabile, sostenne chiaramente di essere lui stesso il vero figlio di Michele Grimani, mentre Zuan Carlo Grimani sarebbe stato “notoriamente” frutto del tradimento della madre (Pisana Giustinian Lolin) con un altro nobile veneziano, Sebastiano Giustinian.

Probabilmente era tutto vero, anche perché in una città in cui le distanze tra le case si misurano ancora oggi a spanne, si circolava in gondola e c’erano stuoli di servitori che ovviamente spettegolavano a più non posso, era impensabile poter tenere segreto alcunché. Comunque anche in questo caso l’aristocrazia fece quadrato e Casanova fu costretto all’ultimo definitivo esilio.

Lasciò Venezia nel gennaio 1783 e si diresse verso Vienna. Per un po’ fece da segretario all’ambasciatore veneziano Sebastiano Foscarini, poi, alla morte di questi,accettò un posto di bibliotecario nel castello del conte di Waldstein a Dux, in Boemia. Lì trascorse gli ultimi tristissimi anni della sua vita, sbeffeggiato dalla servitù, ormai incompreso, e considerato il relitto di un’epoca tramontata per sempre.

Da Dux, Casanova dovette assistere alla Rivoluzione francese, alla caduta della Repubblica di Venezia, al crollare del suo mondo, o perlomeno di quel mondo a cui aveva sognato di appartenere stabilmente. L’ultimo conforto, oltre alle lettere numerosissime degli amici veneziani che lo tenevano al corrente di quanto accadeva nella sua città, fu la composizione della Histoire de ma vie, l’opera autobiografica che assorbì tutte le sue residue energie, compiuta con furore instancabile quasi per non farsi precedere da una morte che ormai sentiva vicina.

Scrivendola, Casanova riviveva una vita assolutamente irripetibile, tanto da entrare nel mito, nell’immaginario collettivo, una vita «opera d’arte». Morì il 4 giugno del 1798.